28/02/1979 - 251 - Salmo 18 II parte

28/02/1979

251. Salmo 18 (2a parte)

28 febbraio 1979

Come il sole così la legge. Illumina, riscalda, è fonte di vita e di gioia. Nell’Antico Testamento era la grande realtà religiosa. Gesù stesso manifesta la più alta considerazione: “Non passeranno cielo e terra, un solo iota o una parola sola della Legge, prima che tutto sia adempiuto” (Mt 5,19).

E si oppone energicamente e costantemente alla tradizione perché conduce gli uomini a violare la legge e ad annullare la parola di Dio.

“Non sono venuto ad abolire, ma a completare” (Mt 5,17), e la perfezione in vari precetti e nell’amore. “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi permise di ripudiare le vostre mogli” (Mt 19,8), “Voi avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere ecc…” (Mt 5,21). È permesso far del bene o del male in giorno di sabato, salvare la vita o lasciar morire (Mc 3,4). Gesù completa la legge, Dio vuole che amiamo. “L’amore è il compimento della legge” (Rm 13,10); “Amerai il Signore Dio tuo ecc...”1; “Vi do un comandamento nuovo” (Gv 13,34).

Senza andare contro Mosé lo spiega, lo continua, lo perfeziona. Ma ora nel Regno non c’è che un maestro (Mt 23,10). Gli uomini devono ascoltare la sua parola e metterla in pratica (Mt 7,24) perché così faranno la volontà del Padre. Da questa osservanza dipende la salvezza eterna. Cristo è il compimento della legge. Aderire a Lui è porsi nella fede, è essere salvi. San Paolo svilupperà potentemente questa idea nelle sue lettere. Ritornare alla legge antica, confidare che sia la legge che salva, rimettersi sotto la legge è sottrarsi a Cristo. Si è verificata una nuova situazione perché Cristo è morto e resuscitato per noi. Ed è stata questa la manifestazione suprema dell’amore di Dio. Bisogna solo essere in Cristo. Non si ubbidirà più per essere salvati, ma Cristo è la salvezza e l’uomo deve vivere del suo Spirito (Rm 8,14-16). L’obbedienza alla legge non è la condizione di salvezza, essa ne è la conseguenza sempre libera e viva. Si osserveranno le leggi nella unica obbedienza di Cristo al Padre: s’adempiranno nell’amore del prossimo fondato sulla fede. Quindi la fede non annulla la legge ma la porta alla perfezione. “Signore permettimi di andare a seppellire mio padre. Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i morti” (Mt 8,21-22). La grande libertà per cui, al di sopra di quello che è la formalità, sta la sequela di Cristo.

Giungiamo così al più alto stato di unione con Dio perché otterremo il perdono dei peccati e la comunione con Lui. Altrimenti “i pubblicani e le meretrici entreranno dinanzi a voi nel regno”2. Si realizza in una grande gioia di amore: “Vivo non più io” (Gal 2,20).

Dobbiamo allora meditare il salmo e prendere la fiducia nella parola di Dio, perché la nostra legge è lo Spirito Santo che ci dà il senso delle parola-legge e ci guida con sapienza e bontà meravigliose. Dio, parlando, agisce.

Dio la manda come un messaggero veloce (Is 9,7). Dà a noi la regola della nostra vita e ci indirizza. Svela a noi Lui stesso e si comunica. E chiamandoci ad un fine soprannaturale ce ne indica i mezzi. È lo Spirito che ci dà la forza e la gioia. “Da Mosé fu data la legge, da Gesù Cristo è stata fatta la grazia e la verità3” (Gv 1,17).

Lo Spirito, facendoci conoscere Gesù, ci pone il modello perfettissimo della libertà, dell’obbedienza al Padre.

Troppe volte invece siamo attaccati dal tarlo della ribellione. Sembra che ci sia un maggior gusto a fare il rovescio. Il nostro orgoglio ha una forza potente. Sembra di essere un po’ quando trasgrediamo, quando ci compiacciamo o ci vantiamo di rompere ciò che è la soggezione4. È la più stolta esaltazione.

Non vorremmo apparire di un gregge. L’insofferenza fa strage soprattutto di molte anime giovanili.

Provare, fare esperienza, tentare delle cose nuove, rifiutare quelle che sono degli altri, e procedere così sconsideratamente facendo di ogni erba un fascio.

La legge che Dio ci trasmette misteriosamente per mezzo dello Spirito Santo è una legge di Provvidenza, è una legge di sapienza. Dio non comanda prima una cosa senza soppesarla con la sua infinita sapienza e ce la comanda perché sa che va bene per noi, perché Lui è amore, sa che confluisce alla nostra vera felicità, anche se sul momento ci addolora.

È sempre legge di vita e di amore. Bisogna diffidare allora di tutti quelli che cercano di attirare con il miraggio di una vita libera e facile quando questa è condannata da Dio. Bisogna farsi il culto dell’ordine e del dovere; in tutto. Bisogna educare la nostra coscienza, ascoltarla, eseguirla, esaminarla.

Dio con il suo amore ci conduce al nostro ultimo fine. Sentiamo allora che la sua ispirazione, la sua legge vuol farci acquistare un senso profondo di vita. Significa una nuova dignità nel parlare, nell’agire, nel trattare con gli altri. Rispetto degli altri, sincerità, gusto della verità, generosità serena e forte. Significa onestà e rettitudine, significa forte volontà nell’affrontare i sacrifici del lavoro, dello studio, della professione. Non guasta nulla, anzi potenzia la freschezza, la vivacità della vita e ci guida attraverso le varietà terrene verso le realtà celesti.

Questo è allora diventare «morali» in un mondo che ribellandosi a Dio, che proclamandosi autonomo ha rifiutato ogni legge, o in mezzo a coloro che pur non rifiutando in teoria una morale, almeno di ordine naturale, sono arrivati in uno stato di totale nebbia perché vivono nel culto dei beni di questa terra, delle loro comodità e dei loro piaceri; si è in decomposizione totale con la sfiducia radicale di ogni ideale. La legge ci dà il grande profitto.

Noi abbiamo tutto perché abbiamo Cristo. Non è la sua via una via sorpassata e vecchia. Cristo risorto è la giovinezza perenne, dona la vera forza interiore che ci fa diventare uomini perfetti che sanno dominare i loro istinti e ci costruisce a bene nostro e dell’umanità. Perché non c’è una morale dentro di noi diversa da quella che è fuori di noi. Una coerenza totale, quella che forma la maturità cristiana.

Facciamoci sempre più sensibili e sempre più docili. Apriamo l’anima nostra e non ce ne pentiremo. La sicurezza, la pace, la gioia più viva saranno sempre in noi, e le diffonderemo.

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