24/02/1975 - Lunedi II Quar

Sant’Ilario d’Enza, 24/02/1975
Omelia, Lunedì II settimana Tempo Quaresima

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Dn 9,4-10; Lc 6,36-38

Tre frasi sono la traccia di tutta la meditazione di questa liturgia. La prima, sono le parole del profeta Daniele : “Signore, la vergogna è sul volto nostro”. La seconda, è del Salmo responsoriale: “Perdonaci. Non imputare a noi le colpe dei nostri padri”. La terza, del Vangelo: “Siate misericordiosi”. C’è allora non solo una responsabilità individuale. C’è anche una responsabilità sociale, comunitaria, in ordine al peccato. Non solo. Sono nostri i peccati nostri individuali, ma, in un certo senso e in una certa misura, sono nostri anche i peccati della società. Perché ? perché formiamo una sola cosa. E Dio ci vede insieme. Siamo un popolo di peccatori e ognuno ha dato il suo contributo per questo peccato, per questa responsabilità. Dobbiamo dunque preoccuparci, non solo di noi stessi, ma ci dobbiamo preoccupare anche degli altri. Nessuno può dire: gli altri si arrangino. No . Ognuno ha una corresponsabilità. Noi diciamo tutto questo quando sosteniamo che è necessaria una riparazione. In fondo, questa riparazione ci è presentata nella messa. Uno dei fini per i quali viene celebrata la messa è la propiziazione. Cosa vuol dire se non che Gesù rinnova il suo Calvario per propiziare, cioè per riparare il peccato? E chi partecipa bene alla messa, partecipa ai fini della messa, e partecipa dunque anche a questo fine propiziatorio. Dobbiamo sentire la necessità di essere misericordiosi, in questo campo, che non è semplicemente il campo materiale ed esteriore, ma che tocca fino in fondo la più grande necessità dell’uomo. La più grande necessità sta esattamente qui: nel liberarsi dal peccato, nel ritrovare l’amicizia con Dio. Se dobbiamo usare misericordia a chi ha fame, perché non dobbiamo usare misericordia a chi è bisognoso nello spirito, a chi è estremamente povero, perché ha moltiplicato i peccati e rischia la sua condanna eterna? Siate misericordiosi: vuol dire allora che ognuno di noi deve unirsi all’offerta del Cristo, alla riparazione data al Cristo, che ognuno di noi deve pregare per la conversione dei peccatori, che ognuno di noi deve contribuire a migliorare la società, a migliorare la comunità, ad essere sempre più attivo perché vinca il bene e sia sconfitto il male, perché le ingiustizie vengano sconfitte, perché gli uomini si amino di più e ognuno abbia quello che gli aspetta. Un cristiano deve sentirsi totalmente impegnato in questo. E sono tre, soprattutto, i campi del suo impegno: la preghiera, particolarmente nell’unione a Cristo nella messa. Secondo: nella offerta, alla messa non si va solo per sé, si va per tutti, si va per ottenere grazie per tutti. E nel proseguire la messa nella nostra vita di ogni giorno. Perché non basta desiderare, non basta offrire. Bisogna impegnarsi per il bene. Allora si capisce che tutta la nostra vita è una ripetizione di quello che dicevamo prima: “perdonaci”. Non semplicemente: “perdonami”. “Perdonaci, Signore, nella tua misericordia”. Allora tutta la nostra vita è posta così per il bene, per la grazia di Dio. Perché il Signore doni alle anime ciò che è più necessario di tutto che è la grazia di Dio. Perché in fondo, in fondo, che cosa contano tutte le vicissitudini di questa vita ? In fondo il problema è di salvare l’anima. Quando è salvata l’anima è salvato tutto. Ma quando è perduta l’anima è perduto tutto. Come possiamo restare indifferenti quando pensiamo a tutti quelli che muoiono e che muoiono non preparati, dopo una vita lontana da Dio? Quante anime forse dipendono nella loro salvezza dalla nostra preghiera, dal nostro impegno! Ed è una considerazione fonda che dobbiamo fare assolutamente, proprio con molto senso di responsabilità.

CODICE 75BPQ01340N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 24/02/1975
OCCASIONE Omelia, Lunedì II settimana Tempo Quaresima
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
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