18/02/1975 - Martedi I Quar

Sant’Ilario d’Enza, 18/02/1975
Omelia, Martedì I settimana Tempo Quaresima

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Is 55,10-11; Mt 6,7-15

… sta nella fede. Fede che è abbandono, che è fiducia, che è confidenza, che è particolarmente amore. Riconoscere in Dio il Padre nostro, sentire la forza che viene dal nostro titolo di figli. Perché sta lì la possibilità nostra che Colui che è infinito ascolti il nostro balbettare, accolga il nostro gemito. Imparare a pregare vuol dire dunque realizzare un’atmosfera di fede nella nostra anima, una tale fede che senta il valore di quella preghiera che, come dice il profeta, è accoglimento della parola di Dio. Avete ben ascoltato la prima lettura quando Isaia dice che come il Signore manda la pioggia e la neve e la pioggia e la neve realizzano quello che provvidenzialmente Dio ha determinato così è la Parola che esce dal suo labbro quando è accolta in un cuore. È il cuore che si apre, è il cuore allora che realizza la fede. La fede come dono, la fede che diventa risposta. Ed ecco che la preghiera si configura proprio così: Dio parla , tu rispondi. Dio ti parla con amore e tu rispondi con amore. Dio ti chiama, tu dici di sì. È la preghiera di fede che è propria del cristiano. Non è allora semplicemente la preghiera dell’uomo che si propone di chiedere qualche cosa al suo Dio. Non è quindi il punto di partenza il cuore dell’uomo. Il punto di partenza è il cuore di Dio che chiama e l’uomo dice di sì. Allora comprendiamo bene quando diciamo che la preghiera è una necessità. Sì, perché non si può non rispondere a Dio. Quando Dio chiama, quando la Parola di Dio ci illumina, dire di sì. E allo stesso tempo la preghiera è grazia. Quale meraviglia di grazia quando il Signore viene a noi e viene per darci, e viene per colmarci. “Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno”. Proprio così: quando vediamo la preghiera di fede, ecco Dio sa già tutto. Siamo noi che ci dobbiamo mettere in quelle condizioni di risposta, in quelle condizioni di acconsentimento che permettono a Dio di darci le sue grazie. Dirà Gesù: “Abbiate fede. Tutto è possibile per chi ha fede”. È grazia. E nello stesso tempo la preghiera è gioia. Perché non vi è maggiore felicità che sentire l’amore di Dio investire la nostra anima. Dio che ci parla, Dio che ci ama, noi che conversiamo con Dio. Non per una nostra immaginazione, non per un nostro soliloquio, perché la parola di Dio è reale ed è vera, che giunge a noi e la nostra risposta è una risposta autentica di amore. Si comprende allora quale stima dobbiamo avere della preghiera. E come perciò dobbiamo intenderla nella realtà quotidiana. E allora in questa luce, mi capite quando dico che la preghiera è un dovere. Non qualche cosa di odioso e di programmatico. Ma un dovere che nasce dall’amore che si esprime nell’amore, che trova la sua giustificazione nell’amore. Un dovere che richiede allora la nostra collaborazione per cui diciamo giustamente che la preghiera è fatica. Colui che vuole limitare la sua preghiera a un momento di entusiasmo, come ognuno può sentire qualche volta nei momenti lieti o nei momenti di pericolo, se la preghiera è risposta di fede deve essere una risposta che coinvolge tutta la vita dell’uomo e perciò in questo lavoro di collaborazione, in questo vincere il nostro egoismo necessariamente si esprime la fatica. Pregare è fatica. È esercizio di un dominio su di noi stessi per non disperderci, per non capovolgere il valore delle cose, per dare a Dio quello che è di Dio, per non lasciare che nostra vita sia presa da tutto meno che dalla fede, meno che dal colloquio con Dio. Quanto tempo altrimenti noi sciuperemmo! Tempo che non ritorna più. Tempo alle volte impiegato in cose sciocche, in cose assolutamente vane. Percepire il valore della preghiera perché proprio si ponga per ognuno di noi quello che dicevamo nel Salmo responsoriale: “Chi spera nel Signore non resta confuso”. Ecco la preghiera esercizio di fede, spinta nella speranza, forza nella carità. Tale deve essere e tale dobbiamo cercare di crescere.

CODICE 75BHQ01340N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 18/02/1975
OCCASIONE Omelia, Martedì I settimana Tempo Quaresima
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
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