02/11/1977 - Omelia Commemorazione Defunti

Sant’Ilario d’Enza, 02/11/1977
Omelia, Mercoledì XXXI settimana Tempo Ordinario, Commemorazione di tutti i fedeli defunti

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Gb 19, 1. 23-27; Rm 5, 5-11; Gv 6, 37-40

Sono due gli scopi liturgici di questa commemorazione.

Il primo è ricordarci un grande, profondo dovere, quello del suffragio dei nostri defunti. La legge del corpo mistico è una legge di comunione, è una legge di aiuto vicendevole. Il purgatorio è un luogo di sofferenza, là vanno tutte le anime che non sono ancora pronte per il paradiso. Lì vanno a finire tutti i mediocri, tutti coloro che non hanno ancora scontato i loro peccati, perché non hanno fatto in tempo, non si sono affrettati. Lì soffrono, per poter essere degni della visione beatifica.

La loro sofferenza chiama la nostra solidarietà. Noi dobbiamo sentire il dovere di pregare per loro, il dovere di presentare la Messa per loro, di presentare le nostre opere buone. Sono degli assetati di Dio, che soffrono e che domandano a noi di aiutarli. La Chiesa ce lo ricorda con autorevolezza, ci dice che noi possiamo, che in questi giorni soprattutto dobbiamo approfittare degli stessi mezzi che ci presenta la Chiesa. Sono mezzi facili, sono mezzi però potenti, come l’indulgenza plenaria, che era possibile acquistare oggi, l’indulgenza plenaria che è ancora possibile acquistare in tutti i primi otto giorni, visitando il cimitero, facendo la nostra professione di fede e la nostra viva preghiera a Dio.

Il secondo motivo è il ricordarci la nostra associazione sacramentale al Cristo morto e risorto. Quando facciamo una liturgia funebre, facciamo una liturgia pasquale, ricordiamo che Cristo è morto per tutti, per dare una dignità e un valore alla morte, che Cristo è risuscitato per noi e per tutti gli uomini e per tutto l’universo, che Cristo è risorto per darci una speranza di gioia, di giustizia e di amore. Se Cristo è risorto anche noi risorgeremo, altrimenti, soggiunge l’apostolo, “vana sarebbe la nostra fede”.

La festa di oggi è perciò una festa d’incoraggiamento, è un ricordo di quanto Cristo ha donato a noi, di quanto noi dobbiamo vivere, di come dev’essere intesa la nostra esistenza di pellegrini, come noi non dobbiamo risparmiare la possibilità del tempo per acquistarci un’eternità di gioia e di pace, come ancora ognuno di noi si deve sentire corresponsabile della salvezza universale. Perchè, se ci uniamo a Cristo, sentiamo che domani la nostra morte non è una cosa che interessi solo noi, perchè la nostra morte dev’essere offerta così per la redenzione di tutti, perché tutti gli uomini abbiano una speranza forte e vigorosa, perché tutti gli uomini sentano la chiamata a vivere da figli di Dio.

Prendiamo allora una spinta grande nella nostra fede. La morte non ci fa paura, non ci fa paura il dolore, non ci fa paura la solitudine. Noi sappiamo di essere con Cristo e l’unica cosa che ci deve far paura è il peccato, è il cadere vittime del peccato, perché il peccato è essenzialmente odio, è essenzialmente divisione da Dio e dal suo regno di luce.

Impariamo dunque con fedeltà a crescere la nostra speranza e a viverla. Vivere la nostra speranza non ci è difficile quando ogni Messa è una grande e magnifica lezione di speranza, quando in ogni Messa troviamo Cristo risorto, Cristo che ci ama, Cristo che ci vuole con sé.

CODICE 77M1O0133TN
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 02/11/1977
OCCASIONE Omelia, Mercoledì XXXI settimana Tempo Ordinario, Commemorazione di tutti i fedeli defunti
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Unione alle anime del purgatorio, unione al mistero pasquale
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