08/03/1979 - Omelia Giovedi I Quar

Sant’Ilario d’Enza, 08/03/1979
Omelia, Giovedì I Settimana Tempo Quaresima

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Est 14,1.3-5. 12-14; Mt 7,7-12

Bisogna arrivare alla preghiera. Ma non a una preghiera qualsiasi. Bisogna arrivare alla preghiera di fede. La preghiera di fede ci fa vedere Dio come è, infinito nella sua grandezza, nella sua bontà, nella sua provvidenza. Non è che con la preghiera dobbiamo piegare Dio, soprattutto piegarlo a quello che interessa a noi. La preghiera di fede è contemplare così Dio nelle sue perfezioni ed essere ben sicuri che Lui vuole il nostro bene, il nostro maggior bene e tutte le cose dispone per il nostro profitto. Preghiera di fede è allora il mettersi nella volontà di Dio, è il perseguire la volontà di Dio, è con confidenza manifestargli le nostre difficoltà, è chiedergli il suo aiuto, è volere entrare con pienezza nelle ragioni del suo Regno. Perché è nel suo Regno che Lui ci vuol vedere, è nel suo Regno che Lui vuole che noi ci impegniamo, che noi doniamo veramente noi stessi. Ecco perché al Vangelo abbiamo ricordato la risposta che il Signore diede a Satana: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. È proprio qui, dove dobbiamo insistere, non nel chiedere cose straordinarie, non nel chiedere cose comode, tanto meno nel chiedere cose a capriccio. Noi dobbiamo chiedere per noi e per gli altri, preghiera di intercessione, questo compimento pieno e gioioso della volontà del Signore. È qui la funzione della nostra preghiera: il renderci adatti, il renderci disponibili, l’intercedere perché anche gli altri siano disponibili. Lo sappiamo bene, noi nella fede vediamo tutte le cose trasformate. E quella che gli altri chiamano una disgrazia, una sventura irreparabile, noi la chiamiamo una permissione di Dio, attraverso la quale il Signore attua in noi i suoi mirabili disegni di amore. Pregare allora, ma pregare con questa disposizione. È quello che sottolinea il Salmo responsoriale: “Ascolta, o Dio, il povero che ti invoca”. Chi è il povero? Colui che non si fida di se stesso, che non ha niente, che sa però che Dio conduce tutto e guida tutto, che il Signore ha ben a cuore la nostra vita, ha tanta premura per noi che i capelli del nostro capo sono da Lui contati. Ecco perché la nostra insistenza in questa quaresima deve essere un’insistenza di ricerca: “Cercate prima il Regno di Dio e le altre cose vi verranno date in soprappiù”. Cercare il Regno, cioè la nostra santità, cercare il Regno cioè la salvezza degli altri, cercare il Regno cioè adoperarci nella santa Chiesa e adoperarci con tutte le forze perché questo Regno si compia in pienezza. La nostra quaresima non è un tirarci in disparte e pensare solo a noi. La nostra quaresima è renderci più disponibili nella preghiera per le grandi esigenze del regno del Signore.

CODICE 79C7Q01340N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 08/03/1979
OCCASIONE Omelia, Giovedì I Settimana Tempo Quaresima
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
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