1 Sam 18, 6-9; 19, 1-7;Mc 3, 7-12
“Ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo” (Mc 3, 10). Vorrei che la nostra riflessione fosse proprio nell’ordine di questa potenza di Cristo Signore. Chi ha fede è salvo! È salvo, perché tocca “il Signore e il Salvatore nostro Gesù Cristo”. Dicevamo prima: “Ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del vangelo”. Chi tocca lui è salvo, ma chi non lo tocca, chi non lo accetta, chi lo rifiuta, ecco, la sua vita non ha senso, le sue cose non hanno un fondamento, il suo avvenire è senza luce. Solo Cristo ha vinto la morte, nelle sue mani c’è tutto, da lui dipende tutto, in lui ogni cosa prende il suo significato autentico, vero.
Noi assistiamo, e assistiamo con un senso di sgomento, all’inversione di tanti valori, quando adesso tante cose sono rovesciate, quando non si capisce bene che cosa possa ancora prestare non dico una base, ma un’attenzione per gli uomini! Gli errori si sovrappongono agli errori, le stoltezze alle stoltezze. Guai se non ci richiamiamo al Vangelo, guai se ognuno di noi non ripercorre tutto il Vangelo, per applicarlo alla propria vita.
La rilettura del Vangelo ognuno di noi la deve compiere, ognuno di noi deve rivedere sempre, anche nei particolari, ciò che vale secondo il Vangelo e ciò che non vale secondo il Vangelo. È la sua Parola l’unica Parola autorevole dei secoli! Lui con la sua risurrezione è stato posto dal Padre come il Signore, come il dominatore, come il giusto. È sul giudizio di Dio al quale noi dobbiamo riferirci, il giudizio finale, finale di ogni vita, perché davanti al Signore Gesù comparirà chi lo ha voluto, chi lo ha accettato, chi lo ha amato, ma comparirà anche chi lo ha odiato.
Ci dobbiamo riferire al Vangelo. Ecco il nostro codice, ecco la nostra strada: il Vangelo. Su quella sua Parola noi saremo giudicati, non allora come abbiamo fatto apparire agli altri, gli altri possono essere facilmente ingannati, nemmeno come a un certo momento abbiamo creato in noi per mezzo di una falsa coscienza un giudizio favorevole, nemmeno secondo quel giudizio! Quando uno volontariamente si è illuso, è responsabile. Noi saremo giudicati da lui, l’infinita Verità, da lui che vede tutto e che non si lascia fuorviare, da lui.
Porre la nostra vita davanti a lui con umiltà e con fede, per vedere quello che disapproverebbe, se fossimo al suo giudizio, e quello che approverebbe. Metterci davanti a lui, perché lui ci risani, ecco: “Gli si gettavano addosso”,
cioè è la seconda parte della nostra riflessione. Noi non solo dobbiamo constatare, dobbiamo avere la forza di fare e la forza non viene da noi, perché siamo poveri uomini deboli, la forza viene da lui. E’ da lui che si acquista la sanità, è da lui che si acquista l’equilibrio e la generosità. E qui nasce l’esortazione alla preghiera: pregare è toccare lui, partecipare alla Liturgia, partecipare alla Messa, fare la Comunione è toccare lui.
Dobbiamo rivedere dunque non solo le nostre direzioni, ma dobbiamo rivedere anche i nostri mezzi, con quanta fede, con quanta umiltà e con quanto amore. E allora, veramente, prenderemo quello che è giusto prendere nella vita. Ha detto Gesù: “Io vi ho posto, perché portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Ecco, il nostro frutto è il bene e rimane per il tempo nella pace, nella serenità della coscienza e rimane per l’eternità nella sua casa.
| CODICE | 76ANO01331N |
| LUOGO E DATA | Sant'Ilario d'Enza, 22/01/1976 |
| OCCASIONE | Omelia, Giovedì II settimana Tempo Ordinario |
| DESTINATARIO | Comunità parrocchiale |
| ORIGINE | Registrazione |
| ARGOMENTI | Il Vangelo codice e strada |
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