04/11/1976 - Omelia Giovedi XXXI Ord

Sant'Ilario d'Enza, 04/11/1976
Omelia, Giovedì XXXI settimana Tempo Ordinario

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Fil 3, 3-8; Lc 15, 1-10

Il Paradiso dipende anche da noi; dipende anche da noi l’accrescere la gioia del Paradiso, se siamo peccatori e ci convertiamo. La conversione è la grande nostra riuscita, se ci convertiamo. Convertirsi vuol dire mutare sul serio, cambiare modo di vita, più ancora cambiare modo di pensare. Convertirsi! Allora vedremo veramente che Gesù riceve i peccatori e mangia con loro. Siamo invitati tutti al convito Eucaristico, dove mangiamo con Gesù, dove, come nell’ultima Cena, Gesù non solo sta con i suoi e mangia con loro, ma si pone come cibo. Non solo annuncia la nuova alleanza, ma pone se stesso come la garanzia di quest'alleanza: “Questa è l’alleanza nel mio sangue, che sarà sparso per voi e per tutti in remissione dei peccati” (cfr. Mt 26, 27-28).

La conversione dunque è la condizione per essere di Gesù e per essere con Gesù, ma troppe volte la nostra conversione la ritardiamo, spesse volte facciamo solo una conversione illusoria. La ritardiamo, perché pensiamo sempre che ci sia tempo per darsi a Dio, che ci sia tempo per fare dei sacrifici e li ritardiamo: ci costano, quindi li procrastiniamo. Immaginiamo la pazienza di Dio come un compromesso all’ingiustizia. Dio è infinitamente paziente, ma la sua pazienza non è debolezza. Non immaginiamo Dio debole di fronte al peccato, perché Dio è stato tanto forte che, di fronte al peccato, ha sacrificato suo Figlio sulla croce.

Oppure facciamo una conversione illusoria, cioè una conversione di dettagli, una conversione di cose piccole, ma non ci convertiamo nelle cose sostanziali, in quelle che premono a Dio. Ci accontentiamo delle lodi degli uomini, che parlano di noi come di brave persone, di persone oneste, ma noi lo sappiamo di che cosa abbiamo bisogno davanti al Signore. Tutte le lodi degli uomini non ci spostano di un solo grado, quello che conta è la lode di Dio. Ci dobbiamo sempre mettere davanti a quel giudizio che il Signore pronuncerà sulla nostra vita, a quel giudizio che sarà la stessa verità. Noi fuggiamo all’idea di giudizio e cerchiamo di consolarci, paragonandoci agli uomini peggiori di noi e allora diciamo: se io mi devo convertire, quanto più quell’altro che commette tanti peccati e da tanto lontano! Noi non possiamo paragonarci a nessuno, perché Dio solo sa le responsabilità vere di un’anima. Noi dobbiamo operare la nostra conversione con umiltà, con sincerità, con perseveranza, interrogandoci davanti a Dio quale situazione va rovesciata, quali cose noi dobbiamo dare che non diamo, quali cose dobbiamo fare che non facciamo.

La nostra conversione è esigita dalla giustizia di Dio, ma è esigita ancora dall’amore di Dio! Dio ci ama, è pronto a fare una grande festa per noi e ci rammentiamo il figliol prodigo, quando torna a casa : una grande festa, ma è necessario che ognuno di noi sappia migliorare se stesso. Colui che dice: sono a posto, forse è il meno a posto. Tutti dobbiamo trovare in noi stessi di che migliorarci. Tutti, tutti dobbiamo rimproverarci dei difetti e delle manchevolezze. Di queste cose dobbiamo convertirci, dar vera lode a Dio, partecipando al convito Eucaristico, che è il convito in cui troviamo la gioia e la forza, per proseguire il nostro cammino e per renderlo più spedito

CODICE 76M3O0133UN
LUOGO E DATA Sant'Ilario d'Enza, 04/11/1976
OCCASIONE Omelia, Giovedì XXXI settimana Tempo Ordinario
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Conversione
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  • “È evidente come Don Pietro abbia vissuto il suo sacerdozio
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