22/11/1973 - Omelia Giovedi XXXIII Ord Santa Cecilia

Sant’Ilario d’Enza 22/11/1973
Omelia, Giovedì XXXIII settimana Tempo Ordinario, Memoria santa Cecilia

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Os 2, 16-17. 21-22; Mt 25, 1-13

È la festa di san Cecilia vergine e martire. È stata martire perché vergine, è stata vergine perché ha amato il Signore in una maniera somma e ha corrisposto alla sua volontà magnificamente.

Noi celebriamo perciò in lei un amore grande, quell’amore per il quale è chiamata la “vergine saggia”: ha saputo tenere accesa la sua lampada.

Vorrei che noi questa sera la invocassimo, perché anche ognuno di noi ha la sua lampada da tenere accesa, ha la lampada che splende nella fede e si alimenta nell’amore, ha la lampada che deve realizzare il meglio della vita e la testimonianza della vita.

La lampada delle vergini della parabola serviva a rischiarare la strada a tutto il corteo nuziale: la nostra lampada deve essere di testimonianza, perché dobbiamo presentare davanti a tutti la nostra viva fede, la nostra operante fede, esattamente nell’ordine di quelle opere che il Signore si aspetta da ognuno di noi.

Vorrei che sottolineassimo, in questa festa di S. Cecilia, la nostra testimonianza, le nostre lampade accese durante la Liturgia, così come siamo chiamati ad essere nella Messa in modo speciale. Il popolo di Dio, che è riunito dalla sua Parola, presenta al Padre il suo omaggio unito a Gesù e dà agli uomini l’esempio e la grazia ottenuta nell’intercessione.

San Cecilia è la patrona del canto sacro e il canto ha una parte forte, viva durante la Liturgia. Dobbiamo, ogni volta che partecipiamo al canto, ricordarci l’esortazione del Salmo: “Cantate al Signore un cantico nuovo” (Sal 149, 1), perché il nostro cantico deve ogni volta essere nuovo di pietà, essere nuovo di entusiasmo, essere nuovo in una generosità che si rinnova perennemente. “Cantate al Signore un cantico nuovo”, nuovo non perché variato, ma nuovo perché in quel canto mettiamo sempre nuovi sentimenti, nuovo affetto, nuovo impegno, perché capiamo sempre di più la funzionalità del canto, per cui non cantiamo per cantare, ma cantiamo per pregare. Il nostro canto dev’essere una preghiera, deve essere una preghiera che si esprime ancor più fortemente, una preghiera che prende certi toni di elevazione perché l’anima vuole andare in alto, vuole vibrare.

Cantate allora! Cantate tutti, non ci sia solo qualcuno che canta. Cantate tutti, perché le vostre voci fuse insieme esprimano bene l’armonia dell’assemblea. Cantate tutti con tutto il cuore, volendo che le vostre preghiere siano espresse bene, con sentimento, con cura.

Preparare i vostri canti è un segno di amore, preparare bene i vostri canti è collaborare alla riuscita piena dell’assemblea liturgica.

Io vorrei che ognuno di voi, cantando, si sentisse così artefice di qualche cosa di bello, di grande da presentare al Signore.

Amate il canto liturgico, alzate così le vostre lampade, perché questa luce diventi veramente armonia e diventi testimonianza.

CODICE 73MNO0133WN
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza 22/11/1973
OCCASIONE Omelia, Giovedì XXXIII settimana Tempo Ordinario, Memoria santa Cecilia
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE l’importanza del canto
ARGOMENTI La nostra testimonianza nella Messa: l’importanza del canto
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