01/12/1974 - Omelia I Domenica Avv ore 6.30 e 8.15

Sant’Ilario d’Enza, 01/12/1974
Omelia, I Domenica Tempo Avvento - Anno A - Messa ora 6, 30 e 8, 30

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Is 2, 1-5; Rm 13, 11-14; Mt 24, 37-44

MESSA ORE 6, 30

L’inizio del nuovo tempo dell’anno liturgico, dell’Avvento ci porta una nota di vivacità. Le parole dell’Apostolo: “Fratelli, è ormai tempo di svegliarvi dal sonno” sono messe così, come a tono di tutto questo tempo. Noi dobbiamo svegliarci da un sonno spirituale, che può avere intorpidito le nostre energie spirituali.

Quand’è che una vita spirituale è generosa e attiva? Particolarmente quando possiede tre qualità, quando è fervorosa prima di tutto nella preghiera. La preghiera può essere un’abitudine, può essere una forma perché noi stiamo più tranquilli, la preghiera allora è un dir su dormendo. Noi abbiamo bisogno di rivedere la nostra preghiera, perché pregare non è accontentare noi stessi, pregare è dare lode al Signore, pregare è ancora di più entrare in comunione con lui. Per noi cristiani il pregare assume il suo significato completo quando dice: pregare è lasciarci prendere dalla forza di Gesù, è Gesù che entra in noi, che ci possiede e ci unisce alla sua preghiera, ci introduce nel seno stesso della Trinità. La preghiera fervorosa è dunque una preghiera vera, è una preghiera vigilante, è una preghiera generosa, è una preghiera che è posta ogni giorno nella certezza di collaborare così con il regno di Dio.

Poi una seconda qualità. Un’anima è veramente fervida quando non nega al Signore i sacrifici necessari. Troppe volte la pigrizia occupa le anime, facciamo fatica a fare le cose, soprattutto a fare le cose di Dio, a fare le opere buone; stentiamo e con facilità cerchiamo di minimizzare, di far quel poco e tirare via. Lo spirito di sacrificio ci è richiamato fortemente dall’Avvento. Senza fare le necessarie opere di penitenza, noi non possiamo servire bene il Signore, perché abbiamo delle forze che ci legano, che tendono a farci diventare così, indifferenti, così, come trascinati. Ma la nostra spiritualità deve essere una spiritualità di servizio e il servizio dice proprio questo: per Iddio mai troppo, per il servizio di Dio non si esagera mai. Non temiamo di fare molte opere buone, le opere buone fruttificano, le opere buone rendono veramente contenti. Ecco perché il Signore ci ha detto: “Vegliate”, chi veglia è uno che non si lascia sopraffare dal sonno, ma cerca di essere pronto anche contro le insidie della stanchezza.

E terzo, la lotta di spiritualità autentica è una spiritualità di carità, di bontà, di apertura agli altri, per cui è nella pazienza quotidiana, è nella comprensione degli altri un indice sicuro di servire bene il Signore. Quante volte ci troviamo presi così da mille cose e allora diventa difficile la carità spicciola, la bontà continua, l’esercizio pratico di quella generosità che si chiama la carità di Cristo.

Io vorrei che meditassimo su queste tre note, per trovare il motivo di essere migliori nell’Avvento e passare questi giorni, che ci separano dal Natale, in vero spirito di umiltà, di servizio e di carità.

MESSA ORE 8, 30

L’Avvento ci porta l’attualità nel ricordo di ciò che il Signore ha fatto, di ciò che il Signore sta compiendo, di ciò che il Signore compirà. Dico, ci porta l’attualità. Voglio dire: è un momento forte di sensibilizzazione, siamo in una posizione da misurare. Ricordando i sentimenti degli antichi profeti, degli antichi santi, guardando a quanto noi abbiamo compiuto nella via del Signore, si deve ridestare nel nostro cuore l’ansia di fare di più e di fare di meglio, perché l’Incarnazione del Figlio di Dio non si è compiuta in un momento storico, l’opera dell’incarnazione è sempre attuale e sempre sta compiendosi. L’Incarnazione è Dio che si è fatto nostro, perché noi diventiamo lui. Questo grande compito, che ha ogni uomo, che ha ogni società degli uomini, è dunque nel realizzare in pienezza la Parola di Dio, ed è motivo dunque di fede ed è motivo dunque di speranza ed è motivo grande della contemplazione dell’amore di Dio.

È motivo di fede, perché crediamo profondamente che il Signore vuole la nostra salvezza, la vuole efficacemente.

È motivo di speranza. Dice Isaia nella prima Lettura: “Verranno molti popoli e diranno: venite, saliamo sul monte del Signore”. Quando ogni giorno sentiamo le notizie di questo povero mondo, ci prende la tristezza e diciamo: ma quando verrà la giustizia? Ma quando verrà la pace? Ma quando gli uomini si affratelleranno e tutti avranno una condizione degna di essere uomini e di essere figli di Dio?

Ecco, ci risponde con autorità la Liturgia e ci dice: sì, il Signore è all’opera, il male fa molto rumore, ma l’opera di Dio è infallibile. La Chiesa attraversa momenti difficili, ma nello stesso tempo sta attraversando momenti gloriosi, la Chiesa è elevata come un monte in mezzo ai popoli. È ascoltando la Chiesa, è seguendo la Chiesa, che è l’attualità del Cristo in mezzo al mondo, è così che si compirà la salvezza: “Casa di Giacobbe, vieni. Camminiamo nella luce del Signore”.

Motivo dunque di speranza forte e indistruttibile. Non è per calcoli umani che noi sappiamo che la fede è la nostra vittoria, noi lo sappiamo perché il Signore ce lo ha detto, niente può fermare l’opera di Dio, anche le cose più inique il Signore sa adoperarle in un piano grandioso di Provvidenza, ma in questo piano ognuno di noi ha la sua parte.

Ed ecco l’opera della carità, “perché è ormai tempo di svegliarci dal sonno”, cioè la salvezza di tutti dipende anche da te, la salvezza di tutti dipende dalla tua purificazione, dipende dalla tua bontà, dipende dalla tua evangelizzazione. Non possiamo evangelizzare gli altri, se non evangelizziamo prima noi stessi. Ecco perché “è ora di svegliarci dal sonno”, cioè chi veglia, chi si sveglia, si riveste. Dice l’Apostolo: “Vestitevi dopo esservi svegliati, ma vestitevi del Signore nostro Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri”. Ecco la nostra vita cristiana che deve diventare più forte, che deve diventare più generosa, che deve diventare più completa. Troppi di noi indugiano nel bene, troppi segnano il passo. Noi sappiamo che la santità sta proprio nelle parole che ci ha detto l’Apostolo: “Camminare”, e in quello che ci dice il Signore nel testo di Matteo: “Vegliate, state pronti”, ecco questa sensibilità alla grazia. Cominciamo un nuovo anno liturgico, ci dobbiamo proporre una sensibilità molto forte, la sensibilità personale nostra, della nostra preghiera, della nostra generosità, del nostro sì, perché ogni giornata segni qualche cosa di nuovo e di buono.

E poi, ecco, le nostre assemblee liturgiche che devono essere comunione viva di cuori, comunione viva di carità; che devono essere vera esperienza dell’amore di Dio e dell’amore dei fratelli. Cominciamo il nuovo anno liturgico proponendoci un’intensa vita liturgica, lo sottolineo, un’intensa vita liturgica, una vita liturgica nella lode. Ricordo come il capocoro è Gesù Cristo; quando preghiamo insieme, il primo che prega con noi, quello che dà valore alle nostre preghiere è Gesù in persona, è lui. Valorizziamo la Liturgia della lode, valorizziamola soprattutto la domenica. Troviamoci nelle nostre assemblee, perché la nostra lode sia completa. Vi ricordo, ve lo ricordo ancora con insistenza: la domenica recitiamo insieme le Lodi un quarto d’ora prima della Messa, 8,15. Ve lo ricordo e insisto in modo speciale, il nostro Vespro, ore 18! Il Vespro, che ci ricorda le grandi opere di Dio, ci sensibilizza, ci fa chiudere bene la nostra domenica in un’assemblea comune. Guardate di non mancare ai Vespri. I Vespri devono dare alla vostra domenica la chiusura più bella perché, quando parliamo di santificazione del giorno del Signore, non ci fermiamo a un momento, a un’ora: tutto il giorno deve essere a lode di Dio! La Liturgia delle ore è segnata così: al mattino le Lodi, al pomeriggio i Vespri. Quando parteciperemo tutti, quando tutti ci sentiremo unanimi, quando compiremo i necessari sacrifici e le nostre trasposizioni di tempo, per essere insieme alla lode dei Vespri in modo particolare, cominceremo a sentire di più la forza della nostra Liturgia di lode.

Così nelle nostre Messe noi vorremo sempre di più essere partecipi. Non chi tace, non chi non canta, non chi si rinchiude in una sua piccola preghiera: un’unica voce, un’unica mente, un unico cuore per un’unica opera, l’opera della salvezza che esercitiamo nel nostro sacerdozio battesimale, l’opera della salvezza che compiamo pregando e unendoci al sacrificio di Gesù, per continuare poi a rendere la vita una celebrazione di Messa.

Ecco, proponiamoci allora una vera intensificazione. Tutti unanimi per dare gloria a Dio, per dare vera testimonianza ai fratelli.

CODICE 74N0O01310N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 01/12/1974
OCCASIONE Omelia, I Domenica Tempo Avvento - Anno A - Messa ora 6, 30 e 8, 30
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Preghiera, preghiera liturgica

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