27/02/1978 - Omelia Lunedi III Quar

Sant’Ilario d’Enza, 27/02/1978
Omelia, Lunedì III Settimana Tempo Quaresima

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2Re 5,1-15; Lc 4,24-30

“Lo cacciarono fuori dalla città”. Allontanare Gesù: ecco la somma stoltezza degli uomini, perché allontanare Gesù è allontanare la salvezza, la vita, la speranza.

Quando gli uomini per il loro orgoglio e per le loro pretese non vogliono Gesù, compiono il suicidio spirituale collettivo. Non si va impunemente contro Gesù. Gesù è voluto restare nell’Eucarestia, proprio perché la sua presenza nella Chiesa fosse meravigliosamente presente, meravigliosamente attiva.

Gesù non è immobile nell’Eucarestia, non è come una statua che sta per essere venerata, che sta come un simbolo. Il Signore nell’Eucarestia è vivo e presente e in tanto in quanto si relaziona con l’Eucarestia e si è uniti all’Eucarestia, in tanto si ha la vera salvezza.

Il nostro impegno quaresimale deve essere particolarmente centrato qui: nello scoprire il valore delle cose che abbiamo tutti i giorni e che purtroppo, sconsideratamente, non valorizziamo. L’Eucarestia è il primo grande nostro tesoro.

Voi sapete che la Messa è un’azione, un’azione per cui tutti sono chiamati a fare una cosa. Tutti. Gesù non ha detto: dite questo in memoria di me, ma ha detto: “Fate questo”. È un’azione comunitaria, è un’azione che s’accompagna all’azione di Gesù. È un’azione di salvezza. È un’azione di redenzione, per cui noi partecipiamo alla grande azione che compie Gesù nel mondo per la salvezza di tutti gli uomini, perché Gesù vuole essere centro di tutto l’universo e centro, particolarmente, della sua Chiesa, nella quale fa fiorire le virtù, nella quale fa suscitare le vocazioni, nella quale elargisce in misura grandissima il dono dello Spirito Santo.

Ecco che allora dobbiamo essere ben riconoscenti a Lui e vogliamo stringerci a Lui, vogliamo essere consapevoli che la nostra vita non può essere racchiusa in determinati gesti devozionali. Il cristiano non è chiamato solo a una devozione ma, se esercita una devozione, deve farlo per un’azione, perché Gesù, che è al centro della vita della Chiesa, domanda la nostra collaborazione per tutte le opere di bene e di grazia, per tutte le opere di carità e di misericordia, soprattutto per tutte le opere di giustizia e di redenzione.

L’umanità ha provato molte volte momenti difficili. Anche noi diciamo che siamo in un momento difficile, perché hanno abbandonato il Signore, hanno abbandonato il suo Cristo, hanno abbandonato la Chiesa e credono che l’uomo salvi l’uomo, ma l’uomo non salva l’uomo, non lo può salvare. La salvezza viene solo da Cristo.

Noi abbiamo visto il miracolo dello straniero guarito dal profeta. Che cosa è stato chiesto a questo straniero per un grande miracolo? È stato chiesto un briciolo di fede. La nostra azione è possibile, se abbiamo un briciolo di fede, quel briciolo di fede da partecipare strettamente nella Messa al mistero dell’Eucarestia, da agire insieme a Gesù, insieme a Gesù porci a disposizione, porci a disposizione di ogni opera di bene. Cosa facciamo? Ci accontentiamo, forse, di dire qualche preghiera? No. Noi dobbiamo fare delle opere concrete di carità, proprio attingendo l’ispirazione, la forza, attingendo l’indicazione da Gesù Eucarestia.

A Gesù Eucarestia noi ci presenteremo con il cuore aperto, con l’anima tesa, con la volontà ferma, con l’anima aperta a tutto il bene, a tutto il bene che in gioia noi possiamo e vogliamo compiere.

CODICE 78BSQ01342N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 27/02/1978
OCCASIONE Omelia, Lunedì III Settimana Tempo Quaresima
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI La Messa azione di Cristo e nostra
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