03/12/1975 - Omelia Mercoledi I Avv Nov Imm 5

Sant'Ilario d'Enza, 03/12/1975
Omelia, Mercoledì I settimana Tempo Avvento, Novena Immacolata - V giorno

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Is 25, 6-10; Mt 15, 29-37

Gesù è l’amico dei poveri, è il consolatore dei sofferenti. Si radunò molta folla, andavano da lui e la suprema parola di Gesù: “Sento compassione di questa folla” (cfr. Mt 15, 32). Anche adesso Gesù è vicino a chi soffre, è vicino a chi soffre nello spirito, è vicino a colui che soffre nel corpo. È vicino. È vicino come amico, è vicino come colui che dà conforto, come colui che indica il perché della sofferenza. È colui che lenisce.

Quando noi pensiamo all’Olio degli infermi, noi pensiamo a questa presenza meravigliosa di Cristo vicino a chi è malato. È Gesù, è la sua azione meravigliosa, è lui, è lui crocefisso, è lui che apre le braccia, quelle braccia che anche adesso hanno voluto tenere il segno della crocifissione. Nel corpo glorioso di Gesù è scomparso tutto quello che era proprio del tempo, ma Gesù ha voluto conservare il segno nelle mani, nei piedi, nel costato. Vi ricordate quello che diceva a Tommaso? “Metti la mano. Tocca. Guarda.” (cfr. Gv 20, 27). Ecco, anche adesso Gesù risorto conserva il segno della sua sofferenza, perché tutti quelli che guardano a lui, perché tutti quelli che confidano in lui sappiano che anche lui ha sofferto e la sua sofferenza è stata salvezza e la sua sofferenza gli ha procurato la gloria di sempre. Ecco la sofferenza, che ha un grande valore, di noi membra di Cristo, ecco la sofferenza che va vista in una prospettiva tutta diversa. Il mondo teme la sofferenza, il mondo, cioè coloro che non hanno fede, non possono spiegare la sofferenza, di fronte al problema del dolore rinunciano, dicono: “È meglio non pensarci”. Di fronte al problema della sofferenza, coloro che hanno una fede povera e misera perdono il senso della vita, pensano che non può darsi questo dolore così grave soprattutto negli innocenti, che non si può dare con l’esistenza di un Dio che è buono, che è infinitamente provvidente. E la spiegazione ce la dà proprio Gesù. La sofferenza ha un perché, ha un perché di purificazione per i nostri peccati, ha un perché di dimostrazione del nostro amore, ha un perché nell’ordine della salvezza universale del mondo, perché tutti dobbiamo contribuire a salvare il mondo e non si salva se non per la strada della croce, che Gesù per primo ha tracciato.

Noi dobbiamo pregare molto per i malati, perché sappiano vedere le cose così, perché sentano Gesù molto presente a loro. La Chiesa è vigile, ha ricevuto un grande dono: l’Olio degli infermi; porta soave lenimento all’anima indicando questa speranza, porta un sollievo a tutto l’uomo, perché in quest’ordine Gesù l’ha voluto, perché lui ha sentito compassione.

E del resto ci ha messo vicino la sua Madre, che è “salvezza degli infermi”. Che cosa vuol dire? Vuol dire che anche questa grazia, la grazia di saper soffrire, come le altre grazie, ci vengono per la mediazione di Maria. Maria è mamma, Maria è vicina, Maria comprende, Maria è meravigliosamente attenta. I suoi santuari non testimoniano questa potenza misericordiosa di Maria? I santuari sono pieni di “ex voto”. Quanti miracoli nel corpo! Quanti miracoli nell’anima! È Maria, delegata dal Signore. Ecco che dobbiamo dunque saper vedere così la presenza di Gesù e della sua mamma nella sofferenza, vicino ai nostri malati. Dobbiamo pregare per loro e dobbiamo far loro capire come non c’è nulla da temere, anzi, in questo sacramento il Signore ha effuso una particolare grazia di misericordia, una misericordia che è giusto prendere, che è giusto apprezzare, perché la nostra vita, posta così nella sofferenza, non diminuisca, anzi, meravigliosamente accresca la sua efficacia.

CODICE 75N2N01310N
LUOGO E DATA Sant'Ilario d'Enza, 03/12/1975
OCCASIONE Omelia, Mercoledì I settimana Tempo Avvento, Novena Immacolata - V giorno
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI I Sacramenti, l’Olio degli infermi
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