10/04/1976 - Omelia Sabato V Quar

Sant’Ilario d’Enza, 10/04/1976
Omelia, Sabato V settimana Tempo Quaresima

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Ez 37,21-28; Gv 11,45-56

“Volevano lapidarlo”. Lo vogliono ancora lapidare, ed è ancora il rifiuto del mondo. Lo rifiutano perché è Dio, lo rifiutano perché la sua dottrina trascende i soliti schemi dei ragionamenti umani. Lo vogliono lapidare perché dà un senso alla vita che non è chiuso, nella fortuna e nella sfortuna, nella ricchezza e nella povertà, dà un senso alla vita perché ogni uomo realizzi veramente la sua vocazione ad essere figlio di Dio. E come figlio di Dio ogni uomo possa vivere una vita degna e possa avere un’eternità nella famiglia della grande pace, della grande gloria, della grande gioia. Lo vogliono lapidare. La lotta contro il Signore è incessante, le bestemmie sono una valanga, le insinuazioni cattive sono continue, il rifiuto dei suoi insegnamenti, della sua legge, della morale che Lui ha portato è un rifiuto totale. La storia si ripete così, si ripete in una maniera sempre più triste: Cristo resta sulla croce fino alla fine del mondo. E ancora è sempre la stessa frase: “Se tu scendi dalla croce, noi crederemo; se tu ci presenti qualcosa di facile, di comodo, di spettacolare, se tu esegui i nostri desideri, noi siamo con te”. Ma Cristo Signore ripete dalla croce: “No”. No. La sua strada non è la strada degli uomini, non è la strada inventata dagli uomini, è un’altra strada. Per cui essere suoi vuol dire partecipare alla sua sorte, essere suoi vuol dire vedere sempre gli uomini che prendono le pietre per scagliarle, essere suoi vuol dire non meravigliarsi se il mondo rifiuta, vuol dire non lasciarci prendere dall’angoscia, quasi fossimo gente strana che va contro l’opinione e la corrente degli altri uomini. È necessario che noi guardiamo questa precisa posizione nostra nel mondo, per non sbigottirci, per non avvilirci, per non disarmarci, è necessario che guardiamo questa grande chiamata ad essere suoi sulla croce, ad essere suoi nel disprezzo, nella stranezza, così sembra agli uomini, delle scelte. Vorrei che sentissimo questa vocazione ad essere come lui, per non avere paura, ma per poter ripetere come gli apostoli quando furono colpiti, picchiati selvaggiamente: essi se ne andavano contenti, perché erano stati fatti degni di soffrire nel nome di Gesù. La nostra vocazione ad essere come Gesù non è la vocazione dell’odio, anzi, è la vocazione dell’amore fino in fondo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”; però è una vocazione di chiarezza, è una vocazione di rifiuto di quelli che sono i valori proclamati dagli uomini, è una vocazione ad accogliere la verità in tutte le sue conseguenze, in tutte le sue implicazioni, è cogliere come Gesù ha detto che, se fossimo del mondo, il mondo non ci perseguiterebbe, ci perseguita perché non lo siamo. Abbracciare il Signore nella nostra vita vuol dire allora servire Dio nell’umiltà dell’impegno di ogni giorno, amando gli uomini, tutti gli uomini, ma rifiutando le cattive cose che sorgono dal cuore degli uomini. Amare i peccatori, ma rifiutare il peccato, non avere paura delle nostre idee, non avere paura delle nostre scelte, non avere paura delle nostre decisioni, non avere paura, anzi essere ben orgogliosi, di un orgoglio santo, di quello che il Signore ha messo in noi: ha scelto noi peccatori, ma ha messo in noi la sua grazia, ha messo in noi il suo amore; questo che dobbiamo portare per noi, questo che dobbiamo portare per gli altri. Potrà venire una lapidazione, potrà ogni giorno il cristiano fedele essere oggetto di insinuazioni, di prese in giro, di cattiverie, ma lo sa, non si dà discepolo di più del maestro. Ecco, il nostro esame di coscienza si porterà così, se abbiamo avuto rispetto umano, se abbiamo avuto vergogna delle nostre posizioni cristiane, delle nostre verità, della nostra morale, se siamo scesi perciò, vigliaccamente, a compromessi, proponendoci di essere ben lineari e ben decisi in tutti gli aspetti della nostra vita.

CODICE 76D9Q01344N
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 10/04/1976
OCCASIONE Omelia, Sabato V settimana Tempo Quaresima
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
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  • “È evidente come Don Pietro abbia vissuto il suo sacerdozio
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