26/12/1975 - Omelia Santo Stefano

Sant'Ilario d'Enza, 26/12/1975
Omelia, Venerdì festa di santo Stefano primo martire

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At 6, 8-10; 7, 54-59; Mt 10, 17-22

La lezione del presepio non si può fermare alla poesia del presepio. C’è un modo di guardare il presepio, che tocca solo il sentimento; il vero spirito del presepio, che è risposta di amore, ci è suggerito da questa festa, da Stefano, che risponde al suo Signore col dono di tutta la vita, che risponde alla comunità nel servizio più prezioso che poteva dare. Primo martire, esce dalla comunità dei diaconi. Erano stati costituiti dagli apostoli, per essere servitori, i servitori di tutta la comunità e gli Atti degli apostoli sottolineano in particolare l’atteggiamento di Stefano, pronto a due servizi: al servizio della Parola e al servizio della carità verso i poveri.

Era pronto a dare la Parola, perché la Parola di Dio è il nutrimento più necessario: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). Lo vediamo pronto all’evangelizzazione, ardente, generoso, fervido, senza alcuna paura, amico veramente della verità, davanti a tutti, in ogni occasione. Per questo l’avevano particolarmente con lui i nemici di Cristo; l’avevano con lui perché non taceva, non poteva tacere, perché nel suo ardore convertiva, perché strumento docile dello Spirito si lasciava condurre.

Pronto alle opere di carità riconoscendo, secondo quanto aveva detto Gesù, negli altri l’immagine di Dio stesso, l’immagine di colui che, fatto uomo, aveva servito ad ogni uomo.

E così Stefano si prepara il suo martirio e giunge presto. Ed è là in ginocchio, che accoglie i colpi che crudelmente gli danno coloro che non avevano potuto farlo tacere. Muore sotto la pioggia dei sassi, ma non pensa a sé, pensa a loro. È ancora in servizio, è ancora in dono, non vuole che davanti a Dio siano responsabili dell’atroce delitto, che stanno compiendo. Stefano prega per loro, non pensa a sé fino all’ultimo respiro, in questo servizio ecclesiale di amore. All’ultimo momento ecco la pace: “Signore Gesù, ricevi il mio spirito” e dal suo sangue nasce il grande dottore della Chiesa, il grande maestro, nasce il più grande interprete del Vangelo, nasce l’apostolo Paolo. La preghiera di Stefano è veramente prodigiosa, ha dato alla Chiesa un tesoro di santità e di sapienza.

Ecco, vorrei che, riflettendo sulla vita di Stefano, ognuno di noi si sentisse fortemente nella sua vocazione cristiana, ognuno di noi si sentisse chiamato ad una risposta che viene come logica del Battesimo, che viene come il “sì” alla chiamata di Cristo. Ognuno di noi deve sentirsi in servizio per la lode di Dio, per il bene degli altri. Non amare a parole, ma amare a fatti e a fatti si ama Dio facendo la sua volontà, non la nostra. Si ama Dio quando ci si uniforma al piano di Dio, quando nella Chiesa ci inseriamo al nostro posto, quando nella Chiesa teniamo costantemente la nostra linea. Ci inseriamo nella Chiesa, facendo con umiltà ogni giorno il nostro dovere, facendo cioè quel dovere, che riconosciamo essere voluto da Dio. C’è una forma di martirio nella vita cristiana generosa, pronta in ogni circostanza.

E poi ecco il nostro desiderio di essere in comunione con tutti, di volere bene a tutti, il nostro desiderio di essere nella Chiesa segni di amore, di essere nella Chiesa attori di amore, di essere nella Chiesa sapendo portare la nostra comprensione e, se occorre, il nostro perdono, sapendo essere proprio nella linea voluta da Gesù: “Amatevi come io vi ho amato” (Gv 13, 34). Ecco che dal presepio esce forte questa parola: “Amatevi così, vedete, come vi amo io”. Il presepio è umiltà, annientamento, il presepio è sofferenza, il presepio è dono: “Amatevi come io vi ho amato”. Resti così piena e forte questa testimonianza, resti pieno e forte questo richiamo per ognuna delle nostre anime.

CODICE 75NRO01320N
LUOGO E DATA Sant'Ilario d'Enza, 26/12/1975
OCCASIONE Omelia, Venerdì festa di santo Stefano primo martire
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Lo spirito del presepio
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