09/05/1982 - Omelia V Domenica Ord

Sant'Ilario d'Enza, 09/05/1982
Omelia, V Domenica Tempo Pasquale – Anno B

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At 9, 26-31; 1 Gv 3, 18-24; Gv 15, 1-8

Gesù ci dice che non solo Lui è la vita, ma è comunicatore di vita. Tutti quelli che con la fede si uniscono a Lui vivono insieme a Lui, sicché il vivere del cristiano è il vivere di Cristo, cioè una comunione profonda voluta dal suo amore. Non solo ci ha donato cose mirabili, ha voluto esattamente donare se stesso.

Ogni cristiano che vive nella fede, che è obbediente ai comandamenti del Signore, ogni cristiano ha la dignità e la felicità, non superabile da qualunque altra felicità, di essere unito con Cristo, di pulsare con il battito del suo cuore.

Noi diciamo questo con una parola che sintetizza tutto, quando diciamo che bisogna vivere in grazia, cioè che la sventura più grave, che può colpire un cristiano, è quella di essere diviso da Gesù, di essere, secondo l’espressione evangelica, un tralcio secco, un tralcio che, se non si converte, ha una sorte terribile: si getta nel fuoco e brucia.

Il desiderio allora, che deve animare e che deve occupare tutto un cristiano, è quello di stare unito a Cristo, è quello di vivere del suo amore, è quello di operare in Lui.

Oh, lo sappiamo, tutto lo sforzo del nemico della nostra anima è quello di farci cadere in peccato! E’ soprattutto quello di farci restare in peccato, perché allora la nostra vita è peggiore di quella di un pagano: non porta frutto, tutto è inutile, tutto è vano, tutto è sciocco, perchè chi non resta e non vive in grazia è in un pericolo angoscioso, pende su di Lui la minaccia della giustizia di Dio, la minaccia che, chi muore in peccato grave, per l’eternità è distaccato dall’amore di Dio, è in odio a Dio, perché lo ha scelto lui, lo ha voluto lui, commettendo il peccato.

Oh, il desiderio, che tutti i cristiani vivano così in comunione con Cristo, quanto deve occupare l’anima nostra!

Dobbiamo essere ben pronti, ben generosi, vincere ogni tentazione per conservarci nella sua grazia, nel suo amore, fare i sacrifici necessari e non sgomentarci di fronte alla difficoltà. Crescere nella grazia, crescere! Ecco il nostro imperativo. Vi può essere una comunione iniziale con Gesù, ma nel cristiano vero e fervido questa comunione può crescere continuamente, fino a risultare grande e magnifica. Quando uno vive nella pienezza della grazia, noi lo chiamiamo “santo”, santo perché partecipa ampiamente alla santità di Dio, che ci è comunicata in Gesù.

Cresciamo nella grazia! Ecco, il proposito che noi dobbiamo porre in questa quinta Domenica di Pasqua. Cresciamo nella grazia, ne abbiamo tutti i mezzi: la preghiera, particolarmente la preghiera liturgica, l’Eucaristia, le opere di bene, le opere di pazienza e di comprensione degli altri, l’esercizio della nostra virtù quotidiana nel dovere. Tutto abbia questa finalità: unirci a Gesù, vivere sempre di più di Lui, partecipare ai suoi desideri, partecipare alle sue scelte, realizzare quindi una pienezza di vita per mezzo dello Spirito, che ci ha dato. “Rimanete in me - dice il Signore - rimanete in me. Io rimarrò in voi e chi rimane in me porta molto frutto” (cfr. Gv 15, 4). Con gioia diciamo di sì, con gioia partecipiamo con pienezza alla fonte di ogni grazia che è la Messa. Partecipiamo coscientemente insieme. Viviamo di questa magnifica realtà, di questa gioia che è veramente la grande gioia, solo inferiore a quella che avremo in Paradiso.

Gioia, amore, generosità continua: il tralcio porta frutto, “porta molto frutto” (Gv 15, 5).

CODICE 82E8O01364N
LUOGO E DATA Sant'Ilario d'Enza, 09/05/1982
OCCASIONE Omelia, V Domenica Tempo Pasquale – Anno B
DESTINATARIO Comunità Parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Santità: comunione con Cristo
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