25/06/1976 - Omelia Venerdi Festa Sacro Cuore

Sant'Ilario d'Enza, 25/06/1976
Omelia, Venerdì II settimana dopo Pentecoste, Solennità Sacro Cuore di Gesù - Anno B

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Os 11, 1. 3-4. 8-9; Ef 3, 8-12. 14-19; Gv 19, 31-37

Il mistero del Cuore trafitto di Gesù, un mistero che ha suscitato la meraviglia di Giovanni apostolo, che ne era testimone: “Ne uscì sangue ed acqua”, un mistero cui i santi hanno dedicata tanta loro riflessione e tanta loro preghiera. Vorrei che anche noi oggi, ricordando il Cuore di Gesù, guardassimo a questo mistero: quel Cuore che ha voluto essere trafitto perché fosse aperta una strada. Dal cuore trafitto di Cristo è uscita la Chiesa, al Cuore trafitto di Cristo ognuno di noi deve andare, è lì dov’è la salvezza. Le imperscrutabili ricchezze di Cristo le troviamo così nel suo Cuore, cioè, mentre nelle altre feste celebriamo i suoi misteri, oggi ci fermiamo a chiederci il perché e il perché eloquentemente è aperto per ogni anima che è disponibile. Il perché è nel suo Cuore, il perché è nel suo amore, soprattutto quando pensiamo a tre misteri: al mistero dell’Incarnazione, al suo mistero Pasquale di morte, al suo mistero Eucaristico. Per amore, ma per amore di noi, cioè di noi peccatori, di noi traditori, di noi indegni, per nostro amore si è fatto uomo e ha voluto creare un Cuore umano, perché anche con quel Cuore noi potessimo veramente relazionare in pienezza.

Egli ha voluto essere un sacerdote simile a noi, per essere veramente in piena comprensione, dice l’autore della lettera agli Ebrei. S’è fatto uomo per noi, è diventato uno di noi, si è confuso con noi, perché noi, vedendo Dio come noi, lo amassimo e scuotessimo la nostra cattiveria e andassimo a lui e ci volessimo bene tra di noi proprio nell’unità del suo Cuore.

Il mistero della sua passione e della sua morte, dove ci ha dato una testimonianza unica di come si può soffrire, si vuol soffrire, si vuol morire per le persone che si amano. “Non c’è maggiore amore di chi dà la vita per la persona amata”. Ecco, nella sua morte siamo diventati figli di Dio, nella sua morte abbiamo la possibilità di una ricchezza che è inarrivabile, la ricchezza della sua gloria. Attraverso la sua morte noi possiamo avere lui sempre, perché lui abita per la fede nei nostri cuori, perché noi, “radicati e fondati nella carità”, possiamo essere in grado di capire queste dimensioni del suo amore: “l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza, la profondità”.

Il suo mistero Eucaristico, perché non contento di avere dato tutta la sua vita, non contento di avere dato tutta la possibilità della sua sofferenza, è voluto rimanere sempre in mezzo agli uomini, a noi che lo tradiamo, a noi che profaniamo, a noi che facciamo sacrilegi, a noi che ci comportiamo in una maniera assolutamente cattiva. Per noi è restato nell’Eucaristia! Ecco allora quanto dobbiamo essergli riconoscenti! Quanto dobbiamo capire la sua Parola! Con quanto entusiasmo noi lo possiamo seguire! Guardiamo a lui. Ci parli sempre la sua realtà e, ogni volta che veniamo in Chiesa, guardiamo all’Eucaristia con forza, rinnoviamo nell’Eucaristia il nostro proposito, domandiamo all’Eucaristia la forza per andare avanti, per essere logici nella nostra fede e nella nostra professione cristiana, perché ci chiama a sé, perché ci ama. Ci chiama a sé, perché chiama tutti gli uomini e attraverso la nostra collaborazione, noi diciamo riparazione, attraverso questo nostro sì, egli vuole arrivare a tutti gli uomini, a tutti i peccatori, egli vuole pulire tutte le miserie umane. Andiamo a lui, per essere con lui nell’evangelizzazione del mondo.

CODICE 76FQO0133BN
LUOGO E DATA Sant'Ilario d'Enza, 25/06/1976
OCCASIONE Omelia, Venerdì II settimana dopo Pentecoste, Solennità Sacro Cuore di Gesù - Anno B
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI Sacro Cuore di Gesù
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