15/06/1975 - Omelia XI Domenica Ord ore 6.30 e ore 8.15

Sant’Ilario d’Enza, 15/06/1975
Omelia, XI Domenica tempo Ordinario - Anno A - Messa ore 6, 30 e 8, 30

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Es 19, 2-6; Rm 5, 6-11; Mt 9, 36 – 10, 8

MESSA ore 6, 30

Si parla di una doppia confidenza, il cristiano è colui che confida: una confidenza dell’anima in Dio, la confidenza di chi appartiene alla Chiesa e sente che la Chiesa è la nostra madre e ci sorregge e ci guida.

Nella prima confidenza c’è la grande realtà che noi siamo figli di Dio, cioè che Dio ci ama, ci ama veramente come un padre e dispone ogni cosa per noi. Una confidenza ricca di abbandono, ricca di gioia perché, alzando gli occhi al cielo, noi non vediamo il vuoto, noi non vediamo un padrone, un tiranno, ma vediamo il soave volto del Padre che non esitò a dare suo Figlio per la nostra salvezza.

Nella seconda confidenza noi non ci sentiamo soli, perché la Chiesa è fatta di tutti gli eletti. Siamo nello stesso organismo in cui c’è la Beata Vergine, in cui ci sono i nostri grandi santi, in cui ci sono tutte le anime giuste. Siamo come una pietra, che è sostenuta da tutto intero l’edificio. Ecco perché il cristiano è ricco di speranza. Ecco perché il cristiano è pieno di coraggio nell’affrontare le problematiche della propria vita cristiana. Un cristiano è uno che s’impegna, che lotta, che lavora. Un cristiano non ha timore perché un cristiano è sempre nella grazia e nell’amore di Dio, cioè è nella grazia, è nella partecipazione alla vita divina. È nell’amore perché il Signore comprende e sa tutte le nostre infermità, non ha bisogno d’impararle da altri. Lui ci conosce fino in fondo, sa quanto siamo poveri e quanto siamo deboli e perciò è al nostro fianco. Ci perdona sempre, non solo qualche volta, ma sempre. Ecco perché nel brano del Vangelo che abbiamo letto ricordiamo uno per uno i nomi degli apostoli. Siamo sorretti da questa potenza di grazia e di preghiera, perché gli apostoli, che hanno dato la loro vita per la salvezza delle anime, non sono oziosi in Paradiso, sono vicino a noi e ci sorreggono, uniti al primo intercessore che è Gesù Cristo. Gesù intercede, anche loro intercedono. Noi siamo nella Chiesa, noi abbiamo la gloria e la gioia di essere nella Chiesa.

Realizziamo dunque questa confidenza, impegnandoci a contribuire anche noi, perché il corpo della Chiesa sia sempre più forte, perché nel corpo della Chiesa si realizzi veramente l’invocazione di Gesù: “Perché essi siano una sola cosa come tu, Padre, ed io siamo uniti sempre”. Così veramente allora il cristiano si realizza, ma non si realizza né come individuo né come Chiesa con le proprie forze; si realizza nelle forze di Dio e dell’amore e dell’aiuto e della benedizione del Signore.

MESSA ore 8,30

L’apostolo San Paolo, quando sottolinea come noi, riconciliati, dobbiamo riconciliare, parla di un popolo di salvati che a loro volta diventano salvatori.

Quando il Signore realizzò l’alleanza con il popolo ebreo, lo scelse come il suo popolo, ma lo scelse ancora come il popolo che doveva essere un regno di sacerdoti, un regno di sacerdoti cioè dove tutti sono sacerdoti. È in quest’ordine allora la nostra missione di cristiani. Dobbiamo, riconoscendo la nostra salvezza, essere i collaboratori di Dio. “La messe è molta ma gli operai sono pochi” dice Gesù. Ed è vero ancora adesso, quando pochi si sensibilizzano e comprendono fino in fondo questa idea: il cristiano non può pensare solo a se stesso. Se il cristiano pensa solo a se stesso è già fallito perché abbiamo ricevuto la grazia di Dio, abbiamo ricevuto nel Battesimo e nella Cresima lo Spirito Santo per andare ed evangelizzare. Ecco perché noi dobbiamo approfondire sempre di più che cosa vuol dire appartenere alla Chiesa. La Chiesa è il Corpo del Signore. La Chiesa è un organismo che prende la sua vitalità da Gesù, il missionario del Padre. La Chiesa è forte e dinamica in se stessa. Noi dobbiamo vivere accompagnando il respiro della Chiesa, realizzando in noi quanto gli uomini si aspettano dalla Chiesa. Il cristiano vero non accusa mai gli altri, non dice: perché non fate? Non dice: voi siete ancora fermi. Il cristiano si pone con timore ed umiltà davanti a Dio e chiede a se stesso di più e s’impegna per se stesso. È molto facile dire delle parole, ma il cristiano deve essere uno che fa e che fa in quell’amore di Dio che tutto deve trasformare, che tutto deve muovere. Il cristiano è il depositario dell’amore di Gesù. Che cosa sono i Sacramenti, se non il Signore che manda a noi il suo Spirito e ci dà la sua forza e il suo amore? Forse che noi assistiamo alla Messa solo per noi? La Messa non è il sacrificio universale, il sacrificio della salvezza di tutto il mondo? La nostra partecipazione di cristiani deve essere dunque una partecipazione forte, una partecipazione continua, una partecipazione che non si ferma davanti ai sacrifici. Ognuno di noi deve sentire come è inviato, come in questa messe bisogna entrare, come, se tante anime si perdono, la responsabilità ricade su di noi.

Ecco, allora, la nostra riflessione sulla Liturgia di oggi, una riflessione seria. Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Noi dimostriamo il nostro amore verso gli altri in un impegno di buon esempio, di generosità, di apertura, di vera dimostrazione di fede. La fede si vive e la fede si dimostra. La fede è una grande conquista e nello stesso tempo diventa un dono, un dono di Dio a noi, un dono che noi partecipiamo agli altri.

Sia allora il nostro impegno un impegno di missionarietà, un impegno di generosità, perché in qualunque occasione ci dimostriamo veramente come coloro che sono il Corpo di Cristo e il tempio dello Spirito Santo.

CODICE 75FEO0133AN
LUOGO E DATA Sant’Ilario d’Enza, 15/06/1975
OCCASIONE Omelia, XI Domenica tempo Ordinario - Anno A - Messa ore 6, 30 e 8, 30
DESTINATARIO Comunità parrocchiale
ORIGINE Registrazione
ARGOMENTI La Chiesa
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